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"Paese mè, 'n te pozze mai scurdà ...".Le semplici, toccanti parole della celeberrima canzone popolare abruzzese "Paese mè", del M.o Antonio Di Jorio, sono l'espressione più genuina per descrivere il profondo ed indissolubile vincolo affettivo che lega ogni uomo, per tutta la sua esistenza, al paese natio.

Questo sito è dedicato a tutti gli abruzzesi che vivono lontano dalla loro terra e si propone, per quanto possibile, di offrire loro le immagini più significative dei luoghi in cui hanno visto la luce e mosso i primi passi.
 
 
 
 
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Solidarietà

Solidarietà

Intorno alla metà degli anni '80, alcune suore della Congregazione delle Ancelle dell'Incarnazione di Chieti, che da anni lavoravano come infermiere nei reparti dell'Ospedale Civile "S. Liberatore" di Atri (all'epoca uno dei piccoli nosocomi più efficienti del Paese, tanto da essere definito da un prestigioso settimanale nazionale "il paradiso della sanità"), decisero di trasferirsi nella nuova Comunità Missionaria di Santa Cruz, nella lontana Bolivia, per Ospadale S. Liberatore di Atriadempiere al loro compito primario di assistere ed aiutare i malati più poveri.

Ricordo ancora la forte commozione che provammo tutti quando Suor Carmelina, Suor Damiana e Suor Luciana si recarono nelle divisioni e nei servizi per i saluti. Era come se andasse via una parte di noi, perché all'epoca la casa di cura atriana era veramente una famiglia, una grande famiglia di circa 700 persone.

Ricordo anche la tristezza che ci assaliva quando le consorelle ci descrivevano le condizioni di estrema miseria in cui versava la popolazione di Santa Cruz assistita dalla missione e i miracoli che il personale medico e infermieristico dell'ospedale 'San Juan De Dios' compiva quotidianamente per cercare di curare i tanti diseredati infermi.

Quei ripetuti racconti furono la scintilla che accese nell'animo di alcuni di noi il fuoco della solidarietà, fuoco che si propagò in un batter d'occhio tra il generoso personale del nosocomio atriano. Moltissimi, infatti, furono i medici, gli infermieri, gli ausiliari, i tecnici e gli amministrativi che risposero all'appello di sostenere la missione boliviana firmando la delega con la quale autorizzavano l'Ente a trattenere ogni mese sulla propria busta-paga una somma "x". Ad inviare il gruzzoletto alle suore provvedeva direttamente la Tesoreria dell'ospedale (Banca Tercas). Ospedale di Santa Cruz

Non posso dimenticare l'emozione, mista ad orgoglio, che si provava nel leggere in bacheca le lettere, spesso corredate da foto, che le suore ci spedivano periodicamente per descrivere le attività sanitarie a favore dei poveri e le migliorie alle strutture ospedaliere realizzate anche grazie al contributo del personale della ULSS atriana.

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L'iniziativa nata circa un quarto di secolo fa va ancora avanti, ma la somma che ricevono attualmente le religiose è insignificante. D'altra parte, in questo lunghissimo lasso di tempo, molte persone tra quelle che aderirono al progetto sono andate in pensione (compreso chi scrive), altri si sono trasferiti e qualcuno, sfortunatamente, non è più tra noi.

Suor Carmelina e Suor Rita LecciPurtroppo la trasformazione, dal Novembre '94, del mitico ospedale atriano in malinconico e sofferente Presidio Ospedaliero della ASL di Teramo e la successiva esternalizzazione di numerosi servizi, hanno inevitabilmente disgregato quell'atmosfera di grande famiglia che per tanti anni si era respirata tra le mura del nosocomio e, di conseguenza, nessuno ha trovato più la spinta necessaria per impegnarsi a rimediare con il turn-over alla progressiva riduzione dell'organico "storico". Anche il definitivo distacco delle religiose dal nostro ospedale, avvenuto verso la fine degli anni '90 a causa dell'età avanzata delle ultime sorelle rimaste, non ha certamente contribuito a creare stimoli nuovi.

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Alcuni mesi fa, cercando un documento in un vecchio fascicolo ingiallito dal tempo, mi sono casualmente imbattuto nello splendido disegno che fu utilizzato, insieme ai manifestini, per promuovere l'azione di solidarietà a favore della missione boliviana.

La toccante illustrazione, realizzata magistralmente dall'artista atriano Santino Astolfi, mi ha fatto rivivere tanti ricordi e, soprattutto, mi ha spronato a realizzare questa pagina nella speranza di poter ridare vigore, attraverso internet, a quell'opera di solidarietà a favore dei malati poveri della missione boliviana delle Siervas de la Incarnacion di Santa Cruz che, purtroppo, dopo tanti anni va lentamente esaurendosi.

Pertanto, chiunque lo desideri può inviare il proprio contributo DIRETTAMENTE alla Comunità Missionaria della Congregazione delle Ancelle dell'Incarnazione (Siervas de la Incarnacion) utilizzando lo stesso c/c bancario sul quale la Tercas accredita periodicamente alle suore, mediante bonifico bancario internazionale, il contributo di solidarietà trattenuto sugli stipendi del personale del Presidio Ospedaliero S. Liberatore di Atri:

  • Conto Corrente (IBAN) N. 1052-055439
  • Swift: BOEOBO22
  • Intestato a: Lecci Suor Carmelina - Siervas de la Incarnacion - Santa Cruz - Bolivia
  • Banca: BANCA SVIZZERA CORPORATION USA
  • Causale: Contributo a favore dei malati poveri della missione di Santa Cruz (o altra a piacere).

Grazie!

Vincenzo Ferretti
Marzo 2011

 

LETTERA DI SUOR CARMELINA LECCI

Carissimi amici, dopo 23 anni di permanenza in Bolivia torno in Italia per assumere un compito di responsabilità a servizio della mia Congregazione. Prima di andarci ho prestato servizio come infermiera presso l’Ospedale di Atri per ben 12 anni. La sensibilità e l’affetto del Personale mi ha seguita durante tutti questi anni in Bolivia, contribuendo con un’autotassazione sullo stipendio, in favore dei miei malati boliviani. Ospedale di Santa CruzQuesto sostegno è stato efficace e di grande sprone per dedicarmi ai poveri con generosità ed altruismo, con fede e speranza, nel segno della carità. Grazie al loro aiuto ed alla forza che il Signore mi ha donato, ho potuto espletare il mio lavoro in quella terra tanto provata dalla povertà e dalle incurie della natura, nonché dalle vicende politiche sempre più angustianti ed ingiuste.

Il nostro servizio in Ospedale ci permette di avere un’attenzione speciale verso tutti coloro che si rivolgono a noi per ricevere aiuti, per poter risolvere i loro problemi di salute, giacché lì ogni cosa si paga: dalla prestazione ospedaliera ai medicinali, dagli esami di laboratorio al filo di sutura, dagli anestetici all’ossigeno, dall’uso delle macchine in Rianimazione agli apparecchi di emodialisi, da una semplice radiografia alla risonanza magnetica, dall’intervento chirurgico all’esecuzione di un cateterismo cardiaco ecc. Un siero antiofidico o antitetanico, una albumina umana, una trasfusione di sangue, senza parlare poi di immunoglobuline o eritropoietina, o di terapie antiblastiche… è un’avventura ottenerli. Lì la situazione sanitaria è molto complessa e non offre buona copertura assicurativa poiché la maggioranza della popolazione non fa un lavoro redditizio, per cui i cittadini non sono coperti da contributi assicurativi. La salute non è un diritto. Qualche sforzo in questi ultimi anni è stato fatto con la creazione di un’assicurazione in favore della mamma e del bambino (SUMI), per la mamma dal momento in cui scopre di essere in stato di gravidanza fino a 6 mesi dopo il parto, per il bimbo, fino a 5 anni, o l’assistenza agli anziani dopo i 65 anni, ma questo non copre malattie speciali, neanche una insufficienza renale acuta, anche se può essere una complicazione del parto o di una setticemia, o il bisogno di un Pace-Makers, che molte volte sono persone giovani a necessitarlo a causa di una malattia chiamata Chagas, dovuta a un insetto che ne è il vettore. Anche i medicinali ed il materiale necessario per qualsiasi pratica medica sono a carico del paziente. I filtri per le emodialisi si riusano fino a 15-20 volte mentre qui in Italia, e in tutto il mondo, li buttiamo direttamente dopo l’uso.Targa

E’ stata la pena nel vedere i malati di insufficienza renale cronica, impossibilitati a seguire un trattamento regolare in emodialisi, a spingermi a creare una struttura adeguata affinché questi potessero avere almeno l’ambiente idoneo per poter essere sottoposti a tale pratica. Ma quando, finalmente abbiamo avuto pronte le strutture ci siamo rese conto che i malati da soli non ce la facevano a sostenerne i costi, così abbiamo cercato aiuto ad aggruppazioni di beneficenza per poterli aiutare. Anche da Atri abbiamo ricevuto un contributo cospicuo che ci ha permesso di sostenere un gruppo di quattro malati per ben due anni. Ora anche quello è terminato per cui chiediamo a persone di buona volontà di aiutarci per mantenere in vita questo progetto.

Anche le adozioni a distanza per i bambini più poveri, sono una nostra preoccupazione poiché così possiamo mantenerli agli studi, assicurando loro un piatto caldo al giorno e una vita più degna fornendo inoltre vestiario e materiale scolastico.

Ringrazio quanti si prodigano per la causa di chi soffre, che invito a continuare in questa opera encomiabile e benedetta, e auguro a tutti tanto bene e tanta pace.

Suor Carmelina Lecci
Marzo 2011

 
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